Giovedì 27 agosto | ore 20:30
Un appuntamento dedicato alla storia del territorio con la professoressa Nica Polato, che ha accompagnato il pubblico alla scoperta della figura di San Modesto, ripercorrendone la storia e il percorso che lo ha condotto ad Asiago e a Foza.
SAN MODESTO: UN SANTO SI FERMA A FOZA
Chi era San Modesto?
San Modesto visse nel III secolo d.C. ed è ricordato come educatore alla fede cristiana del giovane San Vito, insieme a Santa Crescenzia. I tre furono costretti a lasciare la propria patria a causa delle persecuzioni contro i cristiani e continuarono a diffondere la fede attraverso la predicazione e il loro esempio.
Denunciati all’imperatore Diocleziano, furono sottoposti a terribili torture nel tentativo, rivelatosi vano, di indurli a rinnegare il cristianesimo. Secondo la tradizione, furono immersi nel piombo e nella pece bollente ed esposti alle belve, fino a essere martirizzati intorno all’anno 300.
Dopo la loro morte, una nobildonna di nome Fiorenza raccolse i loro corpi e diede loro una degna sepoltura. La Chiesa li riconobbe come martiri e ne celebra la memoria il 15 giugno.
Dalla guerra alla salvezza delle reliquie
Il 15 maggio 1916, Asiago fu colpita dai bombardamenti e la popolazione fu costretta ad abbandonare la propria terra. L’esodo coinvolse anche numerosi altri paesi dell’Altopiano e migliaia di profughi si trovarono a vivere lontano dalle proprie case, affrontando condizioni difficili e un futuro incerto.
Quella che inizialmente sembrava destinata a essere una guerra di pochi mesi si protrasse per 41 mesi, lasciando una ferita profonda nel territorio e nella popolazione.
Al loro ritorno, gli abitanti trovarono case, chiese e interi paesi distrutti: nulla era più come prima.
Fu proprio durante quei mesi drammatici che si consumò una vicenda legata alle reliquie di San Modesto.
Nel novembre 1916, il capitano Egidio Fracassi entrò di notte nella chiesa di Asiago insieme a quattro soldati. Con grande cautela recuperò l’urna contenente le reliquie del Santo e la trasportò verso un luogo sicuro, attraversando neve e rovine sotto la luce fioca delle candele.
Così raccontò lo stesso Fracassi:
«Il nemico tirava e il riflettore batteva scrutando l’altopiano. Proseguii a sbalzi per non farmi individuare e giunsi a Gallio, poi a Campanella e poi a Foza, dove in una casa, all’imbocco della strada che mette a S. Francesco, deposi il prezioso carico. Attesi qualche giorno istruzioni sul da farsi, mentre si era sparsa la voce fra i soldati che in quella casa c’era il Santo, e quella casa fu detta la casa del Santo e i soldati vi passavano davanti con una certa devota curiosità».
— Egidio Fracassi
Le reliquie di San Modesto furono successivamente trasportate a Padova, dove vennero messe al sicuro per tutta la durata del conflitto.
Terminata la guerra, le reliquie fecero ritorno ad Asiago e furono nuovamente custodite nella loro chiesa.
Come arrivò San Modesto ad Asiago?
La storia della presenza di San Modesto ad Asiago affonda le proprie radici nel 1631, quando la città fu colpita da una terribile epidemia di peste che causò circa 2.000 vittime.
In quei mesi drammatici, don Giuseppe Viero, nonostante il pericolo, scelse di rimanere accanto alla popolazione e di assistere gli ammalati con grande coraggio e carità.
Per restituire speranza a una comunità duramente provata, desiderava portare nella chiesa una reliquia importante.
Il vescovo Giorgio Cornaro, colpito dalla fede e dalla dedizione di don Viero, decise di donare alla comunità di Asiago il Corpo di San Modesto Martire.
Il 14 agosto 1650, a Padova, avvenne la solenne consegna delle reliquie alla delegazione giunta da Asiago.
Il Corpo di San Modesto fu quindi accompagnato verso l’Altopiano in un grande corteo. Lungo il percorso, la popolazione accolse il Santo con preghiere, canti e profonda commozione. Ad Asiago, più di mille persone, insieme a sacerdoti, soldati e autorità, parteciparono alla solenne processione per accogliere le reliquie.
Da allora, le reliquie di San Modesto si trovano all’interno del Duomo di Asiago.
Una storia di fede e di coraggio, che attraversa i secoli e che, per un breve ma significativo momento, porta San Modesto anche a Foza.