Dal 1° al 31 agosto 2026 il MECF – Museo Etnografico della Comunità di Foza vi aspetta per accompagnarvi alla scoperta della storia e delle tradizioni della comunità di Foza.
Quest’anno il percorso museale si arricchisce di nuove esposizioni, promosse dal Comune in collaborazione con alcuni abitanti di Foza e curate dalla critica d’arte e curatrice Lucia Spolverini. Le nuove sezioni dialogano tra loro in un unico racconto, in cui terra, cielo e memoria si intrecciano. La terra richiama le ferite lasciate dalla guerra; il cielo racconta la speranza, la devozione e lo sguardo rivolto al futuro; gli archi votivi diventano un ponte simbolico tra passato e presente, tra fede e comunità.
Accanto agli allestimenti permanenti dedicati alla Pecora Foza, simbolo dell’antica tradizione pastorale dell’Altopiano, e alla Prima Guerra Mondiale, che ha profondamente segnato questo territorio, sarà possibile visitare la mostra fotografica “Il Cammino di Fede“, dedicata alle Feste Quinquennali di Foza. Realizzata in occasione della 38ª Festa Quinquennale in onore dell’Assunta (sabato 15 agosto 2026) da Lino Contri insieme alle Famiglie di Foza, l’esposizione ripercorre, attraverso una suggestiva selezione di fotografie, una delle tradizioni più sentite e significative della comunità. Le immagini si trasformano in luce e sguardi, dando vita a un dialogo prospettico intimo e raccolto. La processione, i paramenti sacri e i volti uniti nella devozione all’Assunta avvolgono il visitatore, accompagnandolo in un percorso che restituisce tutta l’intensità di una celebrazione capace di custodire la memoria collettiva e rafforzare il senso di appartenenza della comunità. Nata nel 1837, questa solenne processione votiva si tiene la prima domenica dopo Ferragosto ogni cinque anni. La tradizione nacque per ringraziare la Madonna di aver miracolosamente risparmiato la comunità di Foza dalla devastante epidemia di colera che imperversava nel 1836. Da allora, per adempiere al voto, l’immagine sacra viene portata in processione per le contrade fino all’oratorio di San Francesco. È suggestiva la sfilata dei fedeli, molti dei quali indossano le storiche vesti bianche tradizionali, che spiccano contro il panorama dell’Altopiano. Il primo dopoguerra segnò un importante momento di rinascita per la comunità. In quell’occasione, la seicentesca statua lignea della Madonna Assunta, scolpita dall’artista veneziano Pietro Bariola, fu portata in processione a spalle, attraversando i monumentali archi cerimoniali che ancora oggi caratterizzano gli allestimenti della festa. La mostra trova spazio nel piano mansardato del museo, un ambiente dal forte valore evocativo, caratterizzato dal calore del legno e dalle linee spioventi del tetto che richiamano l’atmosfera di una chiesa o di un rifugio.
Da qui il percorso conduce al piano terra, nella Sala d’ingresso del Museo, dove la materia si fa più leggera grazie al repertorio fotografico del Club Fotografico dei 7 C. Attraverso gli scatti di Maria Rossi Oro, Gianbattista Rigoni Stern (Tita Stern) e Lucia Oro, la mostra Archi delle Contrade di Foza: Trame di Fede, Natura e Comunità racconta i monumentali archi delle contrade del Paese, simboli di una tradizione che intreccia devozione, identità collettiva e legame con il paesaggio. Le immagini raccontano il rito della costruzione degli archi votivi, che inizia mesi prima della grande sfilata agostana. Si tratta di un’opera interamente corale che unisce le diverse contrade di Foza. Non esistono artigiani professionisti: sono gli stessi abitanti, dagli anziani custodi delle tecniche storiche fino ai bambini, a raccogliersi nei filò serali o nei fienili per lavorare i materiali. Gli uomini si recano nei boschi dell’Altopiano per raccogliere rami freschi di pino e abete (la frasca). Questi rami vengono sapientemente intrecciati attorno a robuste impalcature di legno per formare la struttura portante dell’arco, spessa e rigogliosa, che profuma intensamente di resina. Nel frattempo, le donne e i giovani si dedicano alla creazione manuale di migliaia di fiori di carta velina colorata. Ogni contrada sceglie accostamenti cromatici specifici, e i fiori vengono minuziosamente legati uno ad uno alla base verde dell’arco, creando ricami geometrici, simboli mariani o scritte di benvenuto e lode. Sulla sommità degli archi vengono posizionati crocifissi, piccole nicchie con immagini della Madonna, candele o paramenti sacri, rendendo ogni struttura un altare a cielo aperto. In antropologia, l’arco rappresenta una “soglia”, un confine liminale: segna il passaggio rituale della Vergine nel territorio vissuto dai fedeli. Quando la processione passa sotto l’arco, la Comunità non sta solo guardando il sacro scorrere, ma accoglie la divinità all’interno del proprio spazio vitale, della propria contrada, chiedendo benedizione per le case e le famiglie che vi abitano. I materiali utilizzati – l’abete, il pino, il legno dell’Altopiano – collegano direttamente il rito all’identità territoriale di Foza. Offrire alla Madonna un arco fatto con i frutti dei propri boschi equivale a consacrare il proprio lavoro quotidiano e la terra aspra ma generosa che sostiene la Comunità. È un ringraziamento per la sopravvivenza in un ambiente montano storicamente difficile. Ricostruire gli archi ogni cinque anni (tempo ciclico) significa riattivare la Memoria storica del Paese, dimostrando che, nonostante il passare dei decenni e i cambiamenti della modernità, il patto di fedeltà tra Foza e la sua Patrona resta saldo e immutato.
Tra le novità di quest’anno spicca anche la mostra “Dalle schegge alla memoria – Testimoni di ferro“ del maestro artigiano Sig. Paolo Lunardi, realizzata in collaborazione con Filippo Menegatti e l’Associazione degli Amici di Foza. L’esposizione presenta sculture create interamente a mano con residui bellici recuperati sulle montagne di Foza e dell’Altopiano: frammenti di guerra trasformati in opere d’arte che raccontano un potente messaggio di memoria, rinascita e speranza, divenendo un tangibile omaggio a tutti coloro che hanno scritto la storia e la sofferenza di Foza durante la Prima Guerra Mondiale… Lunardi non è solo un abile artigiano, è un alchimista della memoria. Il ferro tagliente e drammatico delle schegge di bomba, dei reticolati e dei residuati bellici – che per oltre un secolo hanno ferito la terra dell’Altopiano – viene qui piegato e plasmato a colpi di creatività. Nelle sue mani, il metallo che ha seminato morte si trasforma in linee sinuose, in forme che evocano la vita, il lavoro e la preghiera. È l’arte che riscatta la tragedia, un grido materico di speranza che esige la pace. Allestita all’interno della Sala della Grande Guerra, la mostra dialoga con i pannelli storici, i cimeli originali e le installazioni multimediali dedicate al conflitto, offrendo ai visitatori un intenso percorso tra storia, arte e memoria.
Il mese di agosto sarà inoltre arricchito da un calendario di serate culturali “Foza, ristoro per la mente- I dopocena al museo” con scrittori, studiosi ed esperti del territorio e della natura, che accompagneranno il pubblico nell’approfondimento di temi legati alla storia locale, all’ambiente e alle tradizioni dell’Altopiano.
Vi aspettiamo tutti i giorni, con i seguenti orari:
- 10:30 – 12:30
- 15:30 – 18:30
Un’occasione per conoscere da vicino la storia, la cultura e l’identità di Foza!

© copyright (Lucia Spolverini 2026)
Dott.ssa Lucia Spolverini
Direttrice e Operatrice Museale in ambito archeologico e storico-artistico
Art Cultural Manager e Curatrice
Ricercatrice Archeologa e Critica d’Arte
Comitato Scientifico Musei Alto-Vicentino
Events Organizer & P.R.




